
L’ECO DI TIQUICIA
Bollettino informativo dell’Associazione di Amicizia Costa Rica Italia
Número 3 noviembre 2007
Después del Referéndum:
OBISPOS CLAMAN POR NUEVO MODELO DE DESARROLLO PARA COSTA RICA
“Unidos como hermanos, construyamos Costa Rica” es el título
del Mensaje emitido por los Obispos de Costa Rica ante las
circunstancias actuales del país después de haber realizado el
referéndum sobre el Tratado de Libre Comercio (TLC).
Los
costarricenses fueron llamados a las urnas el pasado 7 de octubre en lo que
constituyó el primer Referéndum en la historia del
país.
Según los datos oficiales la participación fue del
60,2% de los votantes, superando el 40% que se requería para
que el resultado fuera vinculante. Gano el si en la consulta electoral al
obtener un 51,6% de los votos frente al 48,4% del no.
Costa Rica
era el único país que no había ratificado el
TLC.
Según los Obispos este es un momento privilegiado para la
nación, en el que “tenemos la gran oportunidad de escribir esta
página entre todos y ennoblecer, una vez más, nuestra
historia”.
“La expresión entusiasta de la ciudadanía en
este primer Referéndum de nuestra historia democrática -
continua el Mensaje - debe interpretarse como un clamor del pueblo que
aspira a alcanzar metas de contenido ético: una nueva manera de
hacer política y de conducir la economía, un nuevo modelo de
desarrollo y, en definitiva, la construcción solidaria de un
proyecto de país”.
Pero si bien el TLC fue aprobado por un
poco más de la mitad de los electores, los Obispos afirman que no
pueden despreocuparse “de un estimable sector del electorado que se
expresa por la vía de la abstención, que alcanza alrededor
del 40 % de los inscritos en el padrón que se abstuvieron de
participar”.
Según los Obispos “deben existir, pues, temas muy
serios y de fondo para que los ánimos y voluntades del pueblo se
concentraran de manera tan firme en direcciones tan diversas hasta el
final”.
“La verdadera promoción humana debe ser integral, es decir,
promover a todos los hombres y a todo el hombre”, continúan los
Obispos.
Por ello, con la aplicación del TLC “no debe haber
ganadores y perdedores”. Por ello, “si por limitaciones del instrumento
jurídico económico negociado, los beneficios del mismo se
van a repartir de manera desigual, tenemos la obligación moral,
pueblo y gobierno, no simplemente de mitigar o compensar a los
afectados, sino de realizar los cambios necesarios para revertir los
mecanismos generadores de desigualdad que se encuentran dentro de la misma
dinámica de la economía”.
Por ello, realizan un llamamiento a los laicos para que se preparen y se comprometan a intervenir en los asuntos sociales y al mismo tiempo los Obispos asumen la iniciativa de Aparecida de “incidir en la acción de los Estados para la aprobación de políticas sociales y económicas que respondan a las necesidades de la población y que conduzcan hacia un desarrollo sostenible”.
Concluyen los Obispos realizando un llamamiento “a todos los
sectores, instancias y personas involucrados en el reciente proceso de
referéndum para que, desde el amor patrio que les anima, promuevan el
respeto a la voluntad de la mayoría y a la institucionalidad del
país”.
Además piden que se elabore una Agenda
Nacional de Desarrollo y un proyecto de país que responda a los
intereses de todos, siempre en un espíritu de diálogo.
Relaciones Emilia Romagna/Costa Rica
SILVIA BARTOLINI IN COSTA RICA
"Con le nostre missioni all'estero intendiamo far conoscere le
politiche dell'Emilia-Romagna riguardanti le migrazioni, e metterle in
relazione con quelle analoghe dei vari paesi dove hanno sede le nostre
associazioni di corregionali all'estero: abbiamo, insomma, voluto fare da
ponte".
Il presidente della Consulta emigrazione degli
emiliano-romagnoli nel mondo, Silvia Bartolini, parla così della missione in
Centro America che ha impegnato la Consulta per tutta la seconda
metà del mese di ottobre, con lo scopo di portare la cultura e le
eccellenze regionali all'estero e incontrare le varie comunità
italiane presenti nella zona.
Prima tappa è stata San Josè, capitale della Costa
Rica, dove si è tenuto un seminario di confronto tra il sistema dei
parchi regionali dell'Emilia-Romagna con quello dei parchi della Costa
Rica.
"Nel caso della Costa Rica - spiega la Bartolini - è
stato necessario che si arrivasse a confrontare il sistema dei parchi
della nostra regione con il meraviglioso sistema del paese
centro-americano.
Al seminario abbiamo avuto il piacere di avere con noi
l'assessore regionale all'Ambiente Lino Zanichelli e il professor Dario
Sonetti, docente dell'Università di Modena ed esperto nella tutela
della biodiversità, uno degli animatori principali del lavoro che i
nostri volontari, soprattutto quelli di Modena, stanno facendo in
Costa Rica a tutela dei parchi".
"Con questa missione - prosegue il presidente - abbiamo voluto
mettere in atto un rapporto diretto con il paese, un vero e proprio
gemellaggio.
Ed è proprio proseguendo su questa strada di dialogo
che stiamo pensando con il professor Alfio Piva dell'Istituto Nazionale
di Biodiversità, di approfondire il rapporto tra le strutture
universitarie, che cominceremo a sondare nei prossimi giorni.
E'
inoltre già iniziato un rapporto di collaborazione tra le scuole
romagnole e quelle del Costa Rica, sullo studio e sull'educazione alla
biodiversità".
Nel corso della missione che ha coinvolto oltre alla città di
San Josè anche Città del Messico e Santo Domingo, il
presidente Silvia Bartolini ha presentato il "Progetto Cinema", importante
contributo alla diffusione della cultura regionale, che la Consulta ha
organizzato in collaborazione con la cineteca di Bologna e
l'assessorato regionale alla cultura.
"Il nostro intento - ha spiegato la
Bartolini - è quello di rafforzare i rapporti tra la Regione e i
nostri corregionali all'estero, promuovendo le nostre eccellenze che non
sono solo i marchi e prodotti più famosi, come Ducati e Ferrari,
ma anche una straordinaria produzione culturale.
Il Progetto Cinema - ha proseguito il presidente - si inserisce
proprio in quest'ottica e si compone di un cofanetto di 9 dvd, per 11 film
girati da registi emiliano-romagnoli come Antonioni, Fellini,
Bertolucci e Zurlini, ed ambientati nel nostro territorio.
Inoltre, al
cofanetto sarà allegata una pubblicazione che li ritrarrà
nella loro storia e nel loro modo di fare cinema; il testo è redatto
anche in spagnolo e inglese e sarà consegnato a tutte le
associazioni di emiliano-romagnoli nel mondo, per far si che si diffonda
soprattutto la conoscenza della lingua italiana e la tradizione culturale
del Bel Paese".
Memoria storica
LE DONNE ITALIANE IN COSTA RICA
di Generoso d’Agnese
Quando partì, negli anni Cinquanta, il Costa Rica offriva
pochissime scelte di studi ai suoi allievi talentosi in cerca di un futuro
professionale.
Legge, Farmacia, Ingegneria e Lettere
rappresentavano le uniche facoltà dell’Università costaricensi.
Oggi di atenei pubblici ne esistono quattro e se ne contano 50 tra
quelli privati, e nel piccolo paese del Centroamerica le
possibilità di istruzione si sono moltiplicate esponenzialmente. Merito anche
di un manipolo di italiani, pronti a trasmettere il sapere nelle aule
dell’istruzione.
Merito anche di Rita Bariatti Rimolo, professoressa
capace di dare spessore storico a una presenza italiana altrimenti
dimenticata e sottovalutata in questo florido angolo delle Americhe.
Rita arrivò in Costa Rica accompagnata da un sogno. Quello di
vivere con il proprio marito, in parte di origine calabrese ma di
nazionalità costaricense, il suo personale progetto familiare e
professionale.
Era nata a Milano nel 1941, da genitori piemontesi di Verbania, ultima di cinque fratelli, la futura studiosa del Costa Rica. Rita visse i suoi primi anni a cavallo tra la città lombarda e il Lago Maggiore, e negli anni immediatamente dopo la guerra respirò l’ebbrezza della ricostruzione e l’indomito ottimismo che accompagnava gli italiani.
Sposatasi nel 1963, la giovane attese la specializzazione del marito
Alberto Rimolo (medico urologo) e partì con lui alla volta del
paese americano, con al seguito le due figlie, Anna Maria e Silvia
Maria. Stabilitasi nella capitale, San José, la giovane decise di
impiegare utilmente il suo tempo libero e si iscrisse alla facoltà
di storia della Universidad Nacional (UNA).
Contemporaneamente
iniziò a stringere contatti con altre famiglie italiane e a
scoprire gradualmente la ricchissima storia dell’emigrazione tricolore verso
il paese americano, insegnando contemporaneamente italiano nella scuola
Dante Alighieri di San José.
Nel 1981 iniziò il suo percorso di insegnante di storia nella stessa università, per poi passare all’Archivio Nacional de Costra Rica, come consigliere per le ricerche storiche.
"Le mie prime attivitá di ricerca sull'emigrazione - ricorda
oggi Rita Bariatti - le ho fatte nelle ore di tempo libero. Ovviamente
il mio interesse era mossa anche dall’esperienza personale. Partendo
dalla mia tesi di laurea ho ampliato le ricerche storiche e ho dovuto
costatare che in terra costarricense sono arrivati molto piú
italiani di quello che chiunque potesse supporre.
La maggior
soddisfazione di questo mio lavoro condotto negli anni é quella di poter
dare ai discendenti di italiani in Costa Rica informazioni sulle loro
radici e in piú far diventare protagonisti gli emigrati, tanti
uomini e donne umili che si sono sforzati e sacrificati e che generalmente
non hanno voce nella Storia, ossia poter dar voce a quelli che
generalmente non ce l'hanno."
La docente di storia, mantenendo fede al suo impegno preso nei
confronti delle radici culturali, ha sempre promosso, insieme alla sua
università, qualsiasi attività di ricerca che avesse come
obiettivo la rivalutazione della storia italiana nel Costa Rica.
Grazie
al suo assiduo lavoro, è stata riscoperta la figura di Gerolamo
Benzoni, storiografo milanese che per primo riuscì a descrivere
compiutamente l’epopea delle scoperte americane.
Le ricerche di
Bariatti hanno permesso di ricostruire anche il flusso importante
proveniente da Mantova e dalla Calabria, in due distinte linee di migrazioni e
in epoche diverse.
Il primo gruppo partì infatti nel 1887 per prestare la
propria opera nella costruzione della ferrovia Atlantica.
Operai
specializzati e tecnici, i mantovani formarono una colonia di 1500 individui e
si radicarono bene nella comunità costaricense.
"La
comunità mantovana - precisa la ricercatrice - si rese protagonista del
primo sciopero massiccio e organizzato nella storia del Paese e molti
di loro furono rimpatriati perché considerati indesiderati
dall’allora governo nazionale.
Restarono in circa seicento e in poco
tempo si dispersero in varie località dell’isola per poi ritrovare
una propria unità solo negli anni del secondo dopoguerra."
La nuova ondata migratoria arrivò sull’isola centroamericana
nel 1952, grazie all’intraprendenza di Vito Sansonetti.
Più
di 20mila ettari di foresta vergine vennero trasformati in coltivazioni
di caffé nella comunitàdi San Vito de Java e l’intera
area venne organizzata in numerosi poderi dati a coltivatori diretti, una
scelta che si sarebbe rivelata giusta, permettendo una pace sociale
che ancora oggi si mantiene stabile.
Gran parte di questi emigranti
provenivano dalla provincia di Cosenza (Morano Calabro) dando impulso
all’ultimo trasferimento di massa nel paese centroamericano.
Le varie fasi della storia italiana in Costa Rica, e le numerose
piccole grandi avventure individuali di famiglie italiane sono state
raccolte con tenacia da Rita Bariatti che nel 2001 diede alle stampe
"Italianos in Costa Rica. 1502-1952.
De Cristobal Colón a San Vito
de Java"; un’opera unica per mole e ricchezza di informazioni, che ha
trasformato la docente nella prima depositaria della storia italiana in
Costa Rica.
"La donna emigrata ha dovuto superare enormi difficoltá: a
volte ha sofferto la separazione o dei figli che se ne andavano prima per
aprire la strada di una nuova vita; poi la complessitá di
problemi per inserirsi nel nuovo ambiente: la lingua, l'ambiente geografico,
le usanze, la nostalgia per la terra lontana, la famiglia d'origine e
le vecchie amicizie che poco a poco si sfumano sino a quasi
svanire.
Molto piú difficile é educare i figli in un ambiente
diverso a quello da cui si proviene.
Quella donna emigrata diventa
allora fedele custode dell'unitá e integrazione famigliare, della
permanenza della lingua e delle tradizioni di origine.
Il suo grado
in integrazione al nuovo ambiente cambia secondo le diverse
circostanze, pero rimane sempre in lei "qualcosa" di diverso; quel qualcosa
é frutto delle diverse identitá che si integrano e si
rifiutano in modo simultaneo, peró che arricchiscono la sua persona.
Cosí risalta quella figura di donna, che rimane ferma e
serena nel vortice della vecchia e della nuova esistenza.
Personalmente
ho convissuto quarant'anni con le contraddizioni proprie del terzo
mondo e questo mi ha umanizzato, mi ha aperto gli spiragli della
comprensione e alla pietá, per cui mi sono allontanata definitivamente
dallo schema rigido e distante della visione eurocentrica del mondo.
Cosí penso che sono maturata e mi sono arricchita di questa mia
esperienza multiculturale."
COSTA RICA/ ITALIA
Espía de la KGB y Embajador de Costa Rica
Armando Vargas Araya
Lituano de origen y ciudadano soviético, el súper
espía de la KGB Iósif Griguliévich fue el primer
embajador de Costa Rica en Ialia, bajo el alias de Teodoro Castro
Bonnefil.
Presidentes de la República, cancilleres,
diplomáticos, purpurados romanos o prelados costarricenses y avezados hombres de
negocios -cafetaleros sobre todo- cayeron como papamoscas en la red de
don Teodoro.
Su leyenda fue inventada por el novelista
Joaquín Gutiérrez Mangel, desde el consulado en Santiago de Chile,
donde se les dieron "documentos genuinos" al espía y a su
esposa.
La historia increíble, rigurosamente cierta, digna de un
posrealismo mágico pues trasciende la ficción mas fantasiosa
y que fue narrada en la formidable obra: El secreto encanto de la KGB:
las cinco vidas de Iósif Griguliévich, de la galardonada
escritora Marjorie Ross.
Culto, fino, rico, don Teodoro engatusó a las
administraciones Ulate y Figueres con abundantes y suculentos doni, expresión
rusa de una práctica cada vez más común en estos
días: premios, dádivas, condecoraciones nobiliarias, viajes
europeos, banquetes romanos, acceso al Vaticano y la ilusión
-digna del neoliberalismo de moda- de fabulosos negocios con el grano de
oro.
Gutiérrez Mangel, agente de la KGB él
también según la autora, ideó el personaje de don Teodoro
[regalo de Dios, significa el nombre] como alajuelense con tías en
el barrio Amón, hijo bastardo de un cafetalero mundano, hombre
de negocios de exitosa experiencia en Sudamérica,
importador-exportador establecido en Italia y residente acaudalado de la ciudad
eterna.
En 1950 atiende espléndido a tres visitantes clave: don
José Figueres, don Daniel Oduber y don Francisco J. Orlich a
quienes insinúa fortunas rápidas en negociaciones cafeteras
directas con la península itálica.
Poco
después, el Ministro Consejero en Madrid y concurrente en Roma, el Dr. don
Antonio A. Facio y don Max Gurdián llegan con sus cónyuges,
siendo impresionados al punto de que, por sí y ante sí,
el diplomático deja a don Teodoro encargado de negocios ad
ínterin.
Amigo de su Alteza Giulio Pacelli, sobrino del
Pontífice Máximo, don Teodoro corona sus cortesías
prestidigitadoras con la audiencia papal, habiéndose reunido el
espía de la KGB al menos 15 veces con el Papa Pío XII.
Don Teodoro sirve ad honorem, eso sí pagado por el
munífico tesoro de la Unión de Repúblicas Socialistas
Soviéticas.
El canciller don Mario Echandi acepta la presidencia
honorífica de una extraña Academia de San Andrés di
Serravale.
El presidente don Otilio Ulate oficializa el
nombramiento en La Gaceta y se le da el pasaporte diplomático n° 2026.
Pide el diplomático opinión al canciller sobre unos
libros de economía, tarea encargada al ministro Volio de
Hacienda.
A comienzos de 1952 es ascendido a Enviado Extraordinario y Ministro
Plenipotenciario.
Oduber y don Carlos José Gutiérrez
constituyen la firma Caribe Costa Rica Limitada, para los negocios con
don Teodoro, siendo gerentes Orlich y Oduber hasta 1954: arroz,
banano, café, inmigración, inversión extranjera
-¿teléfonos de la Centrale?-, todo negocio parece fácil con la
palanca del espía soviético y representante costarricense
que, conectado con el promotor Vito Sansonetti entre otros, mueve hasta
el presidente del gobierno Alcide de Gasperi.
El canciller don
Fernando Lara y su esposa son atendidos en Roma y el Vaticano como
pachás.
Al final de sus días, Iósif Stalin, el patrón
verdadero de don Teodoro, aprueba en Moscú un atentado contra su
competidor yugoslavo Josip Broz Tito, encargándole el crimen al
diplomático, misión para la cual consigue ser acreditado
Embajador tico en Belgrado.
Ya había participado en el
atentado contra Lev Trotsky en México, y en muchas acciones
temerarias en la Guerra Civil Española y, desde Sudamérica, en la
Segunda Guerra Mundial.
La repentina muerte de Stalin libra a Costa
Rica del escándalo.
Pronto, la KGB decide concluir la
presencia de su espía en Roma.
Don Teodoro pide permiso para
ausentarse por tres meses: su señora será operada en
Suiza.
Luego declina el honor de servir al país, cuando lo cierto es
que se retira a Moscú donde iniciará su quinta vida como
investigador académico y escribe biografías de
personajes latinoamericanos.
Allá es visitado por sus amigos
Gutiérrez Mangel y Enrique Mora Valverde. Muere en 1988.
ARTE & CULTURA
Cane morto in nome dell'arte, l'indignazione sul web
L'opera del artista costaricense Guillermo Vargas meglio conosciuto
come Habacuc, ha suscitato grande indignazione internazionale.
L'artista per rappresentare l'indifferenza umana non ha usato pennelli e
tela.
Ma ha raccolto un cucciolo randagio da quartiere povero di
Managua, in Costa Rica, lo ha collocato in una sala bianca, incatenato a
debita distanza dai "cibi artistici",croccantini disposti in modo tale da
formare una scritta: "Eres lo que lees" (Siete ciò che
leggete).
Un cane legato a una parete e lasciato morire di stenti: Anche
questa è arte?
Possibile che accadano cose del genere anche nel
mondo dell'arte e della cultura che teoricamente dovrebbe essere
più civile?
Sembrerebbe proprio di sì.
La povera
bestiola senza cibo né acqua ha resisto due giorni poi è
morta.
La notizia di quest'atto di crudeltà, che si è voluto
far passare per opera artistica, ha fatto il giro del mondo, ripresa
da giornali e commentata su numerosi blog.
Anche alla redazione
Tiscali così come nel diario online del veterinario Oscar Grazioli
sono arrivati numerosi post contro il pseudo artista.
Claudia pensa che Vargas sia "un pazzo che va denunciato".
E
consiglia: "Ci si mettesse lui dentro un museo senza mangiare per giorni
se vuole rappresentare la fame".
Per Nina 2 l'artista "è un singolo soggetto che va fermato
prima che altri pazzi ne seguano l'esempio.
Per mettere un freno alla
pazzia umana, alla mancanza di etica di morale, alla mancanza di
qualsiasi senso di pietà".
Silvia scrive: "La cosa tremenda è chi asseconda questi malati di mente nei loro progetti, visto che il museo dove si è tenuta questa tortura disumana glielo ha concesso".
E in effetti il Madc (Museo de arte y diseño contemporaneo)
conferma la sua stima per Habacuc Vargas rifiutando ogni intervento, a
cominciare dalla cancellazione dell'artista dal catalogo della Biennale
Centroamericana del 2008.
"Un'opera anche se discussa e discutibile
- sta scritto in un comunicato del museo - deve servire da spunto per
opinioni diverse, e sia pure contrarie, però non deve mai dare
spunto a censura".
Quello che però sconvolge di più di tutta la storia
è che nessuno dei visitatori, una volta osservata l'anomalia
dell'esposizione a cui assistevano, abbia richiesto la liberazione del
cane.
Così come non c'è stato nessun intervento da parte
delle autorità -magistratura e polizia - a cui dovrebbe spettare
il compito di impedire gesti disumani.
Come osserva Violacolor, "l'aspetto più sconvolgente di questa storia non sta tanto nel sadismo di questo personaggio da film horror, ma nella indifferenza, o nella protesta solo blanda, di coloro che hanno visitato l'esposizione".
A questo proposito anche Alice si chiede: "Come mai le persone che
hanno ammirato questo scempio non sono intervenute.
La gente
è cosi ignorante e insensibile da non capire che poteva essere una
provocazione. Hanno lasciato morire questo cane passandogli vicino senza
intervenire. Ma in che mondo viviamo?"
Tuttavia ora, forse proprio grazie alle numerose proteste che girano
in rete qualcosa si sta muovendo.
Per fare in modo che non si
creino più opere di questo genere un gruppo di intellettuali dei
paesi coinvolti nella vicenda ha lanciato una raccolta di firme sul sito
petitiononline.com per impedire la partecipazione di Habacuc Vargas
all'edizione 2008 della Binennale Centroamericana.
Un piccolo gesto
fatto nella speranza che in futuro nessun altro essere vivente debba
essere sacrificato in nome di una "buona causa" artistica.
IMMAGINI DAL COSTA RICA
Un orsetto lavatore con tre figli in sala operatoria
di Riccardo Rossi Ferrini, da Puerto Limón
Credo sia veramente singolare il fatto che un Mapachin, un orsetto
lavatore, con tre figlioletti, cada sul tavolo operatorio dell'ospedale
Tony Facio di Limon, mentre i chirurghi stavano effettuando un
intervento d'urgenza.
L'animale è caduto dal soffitto e,
terrorizzato quanto medici e infermieri, ha fatto capire che non aveva nessuna
intenzione di essere catturato.
Ci sono voluti i vigili del fuoco ed
una ventina di minuti di lavoro prima della sua resa.
Probabilmente
il Mapachin era entrato dal tetto, dopodichè deve aver cercato
una via di fuga. I soffitti, da queste parti, sono fatti di pannelli di
fibra che spesso si rompono.
Non c'è dubbio, una sala
operatoria altamente sterilizzata.
Ma non basta e, sempre a proposito di interventi dei vigili del
fuoco, da segnalare anche quanto accaduto a Ciudad Quesada, nel nord del
Paese, dove un coccodrillo di circa due metri aveva preso posizione in
una rivendita di polli cotti con fuoco a legna.
Anche questo animale,
vistosi in difficoltà, ha cominciato ad agitarsi e ci sono
voluti quattro uomini per farlo arrendere e trasportarlo poi in una zona
più adatta alle sue caratteristiche.
Un serpente Boa di quattro metri, è stato trovato invece,
dentro un mercato cittadino nella capitale San Jose.
Questi animali
vengono impiegati per eliminare i topi, ma poi crescono e diventano
cacciatori feroci di ogni specie animale, compresi cani e gatti.
Ci sono
voluti cinque vigli del fuoco per bloccare il Boa che era lungo
quattro metri.
Ma il Boa non è velenoso, pur se il suo morso
può provocare infezioni letali per la quantità di avanzi che
si accumulano nella dentatura.
Il problema reale nasce invece quando qualcuno trova un Terciopelo o
un Sonagli arrotolato sotto il letto.
Allora son dolori,
perchè i serpenti sono estremamente veloci nei loro attacchi e uno dei
loro morsi può essere anche fatale.
Nella sola capitale i
pompieri hanno dovuto rispondere ad 800 chiamate in un anno, tutte legate
ad animali,la maggioranza dei quali erano rettili, insieme a cani,
gatti, cavalli, vitelli.
Naturalmente si tratta di casi che riguardano, nella loro
maggioranza, zone di campagna o quantomeno, molto vicine a foreste, boschi e
lagune. Singolare, ad esempio, il ritrovamento di un coccodrillo nel parco
della capitale chiamato De La Paz.
Il rettile si era sistemato in
un isolotto assieme ad un centinaio di anatre che, probabilmente, gli
servivano anche per alimentarsi.
L'animale fu scoperto una domenica,
mentre intorno al laghetto c'erano decine di bambini che i genitori
ignari lasciavano giocare con l'acqua.
Nessuno ha mai capito come il coccodrillo fosse arrivato quasi nel
centro della città.
Sicuramente qualche buontempone che lo
doveva avere a casa fin da quando era cucciolo, poi, accortosi che era
cresciuto aveva optato per levarselo di torno.
Che genio!
Turismo
COSTA RICA PUNTA SULL'ITALIA
Italia, Germania, Spagna, Francia e Inghilterra i 5 mercati
prioritari tra i 13 Paesi europei presenti alla quarta edizione del
Centroamerica Travel Market, svoltosi a San José di Costa Rica.
Secondo
i dati forniti dall'Omt il Centroamerica ha registrato il più
alto tasso di crescita nelle Americhe: oltre 6,8 milioni gli arrivi
turistici, che hanno prodotto entrate valutarie per oltre 5,5 miliardi di
dollari.
Per il primo trimestre del 2007 le stime parlano di 3,8
milioni di turisti, una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo nel
2006.
"Per il Costa Rica i due mercati più forti sono la Germania e
la Spagna, ma ora stiamo puntando molto sull'Italia.
Nel 2006 sono
stati circa 6.000 gli italiani arrivati in Costa Rica, grazie anche
all'incremento dei voli Iberia da Madrid" ha detto il ministro del
turismo Carlos Ricardo Benavides. "Nel 2008 - ha aggiunto - lanceremo una
campagna promozionale in alcuni Paesi europei.
Tengo in modo
particolare che sia inclusa anche l'Italia"
REPORTAGE
COSTA RICA:IL TEMPIO VERDE
E' "il paese dell'ecoturismo" per eccellenza, con il 5% della
biodiversità mondiale, 40 parchi nazionali e 110 riserve private.
Viaggiare in Costa Rica è un modo di entrare a contatto con una
natura generosa, ma anche l'occasione per contribuire allo sviluppo
sostenibile del paese.
A patto di scegliere bene dove albergare.
"Ho voluto dimostrare che un albero vivo vale più di uno
morto" dice Amos Bien, precursore dell'ecoturismo in Costa Rica, oggi
direttore del programma di certificazione ambientale Ties (The international
ecotourism society).
Il biologo americano, insediato in Costa Rica
dal 1977, ha presto capito che per salvare la foresta tropicale dalla
distruzione dell'uomo doveva dare una motivazione economica.
"Negli anni 80 la gente veniva in Costa Rica per vedere la fauna e
la flora, ma nella foresta non c'erano strutture ricettive, i soldi dei
turisti restavano in città e si continuava ad abbattere
alberi".
Nasce così Rara Avis, il primo ecolodge del paese, per
ospitare i turisti in piena foresta e reinvestire il denaro nella tutela
ambientale.
Dopo 20 anni, Amos Bien vede i suoi sforzi ricompensati:
"Nei poli ecoturistici del paese un ettaro di foresta primaria vale
oggi due volte un ettaro di pascolo. Un tempo era l'esatto contrario".
Laboratorio di ecoturismo
Il nome Costa Rica, dato da Cristoforo Colombo che lo credeva pieno
di minerali, è più adatto a descrivere l'enorme ricchezza
biologica del paese: il 5% della biodiversità mondiale su
appena lo 0,035% della superficie del pianeta, più specie di uccelli
che in tutto il Nordamerica, più specie di farfalle che in tutta
l'Africa.
Non stupisce che il paese attiri una massa crescente di
amanti della natura.
Ricca di foreste e vulcani (l'Arenal è
tra i più attivi al mondo), questa lingua di terra tra Pacifico
e mar dei Caraibi è un vero eden, dove osservare da vicino
tucani, pappagalli, scimmie dalla testa bianca o urlatrici, iguane e
uccelli-mosca.
Oggi ci sono più di 110 riserve private, spesso finanziate
con gli introiti degli ecolodge.
Sommando i 40 parchi nazionali, si
arriva al 25% del territorio protetto (la media mondiale è il
3%).
La lunga tradizione di tutela ambientale è stata favorita
dal fatto che il Costa Rica vanta il regime politico più stabile
del Centroamerica, con una democratizzazione che ha portato a
sciogliere l'esercito nel '48, mentre i paesi vicini erano teatro di guerre
civili.
Un'oasi di pace, soprattutto per i turisti americani: a poche
ore di volo, con un clima gradevole, belle spiagge e gente
ospitale.
L'80-90% dei turisti va in Costa Rica proprio perché è
un "laboratorio di turismo verde" come nota Martha Honey, direttrice di
Ties.
Business e cultura
Dagli anni 90 il turismo è divenuto il settore economico
principale, prima di banane e caffè.
Con quasi 1 milione e mezzo
di visitatori l'anno, l'offerta turistica - pur limitata ai piccoli
hotel (il 90% con meno di 40 camere) - oggi "ha molto migliorato la vita
delle popolazioni rurali, che lavorano come guide o cuochi" dice Amos
Bien.
E aggiunge: "L'ecoturismo ha reso cosciente la popolazione
delle meraviglie di cui dispone e dell'esigenza di non degradarle.
E
ha rafforzato l'identità culturale nelle campagne.
Ci si
è accorti di possedere qualcosa di valore per gli stranieri, e si
è imparato ad apprezzarlo e riappropriarsene".
Ma se il paese è oggi meta leader dell'ecoturismo mondiale, i
suoi ecosistemi sono a rischio: investitori stranieri che vogliono
erigere hotel sulla costa, caccia di frodo degli animali (come i
pappagalli venduti a peso d'oro all'estero), deforestazione.
La tutela della
natura è legata al destino del settore turistico; perciò
è sorta la Camera nazionale dell'ecoturismo che tenta di fare
lobby sul governo.
Dal '97 l'Istituto costaricense del turismo (ICT) ha poi sviluppato
un programma di certificazione, il Certification for sustainable
tourism, che classifica gli hotel in base a criteri di sviluppo sostenibile
(vedi box).
E i viaggiatori fanno la loro parte, perché
soggiornare in un ecolodge o in un villaggio anziché in un mega hotel
è un messaggio ai politici.
Lusso rustico
Oggi nel paese vi sono decine di ecolodge un po' ovunque.
Li
accomuna un'integrazione riuscita con l'ambiente, l'attenzione al
benessere delle popolazioni locali e un tocco di charme che non guasta.
Il confort si sposa con l'etica, come nel Bosque del Cabo: Kim e
Phil, i proprietari, si sono stabiliti 14 anni fa sulla Penisola di Osa
per acquistare e proteggere un pezzo di foresta primaria di 600 ettari,
su una collina a picco sul mare.
Vi hanno costruito 15 chalet in
legno con tetto in paglia, che creano un'atmosfera romantica e rilassante,
con tanto di amache, sedie a dondolo e doccia esterna.
Malgrado il
successo dell'impresa, Kim e Phil non scordano l'obiettivo iniziale:
reinvestono i soldi acquistando nuove aree forestali per evitarne il
diboscamento, e difendono le specie a rischio come il giaguaro.
"Non abbiamo voluto attaccarci alla rete elettrica perché le
scimmie restano fulminate dall'alta tensione.
E manteniamo la
strada ghiaiosa per impedire alla gente di circolare rapidamente e investire
gli animali.
Meno si svilupperà la regione, più si
riuscirà a proteggerne le specie".
L'energia che serve al
lodge proviene da fonti rinnovabili: un generatore idroelettrico utilizza
una cascatella d'acqua, e la pompa della piscina è alimentata da
pannelli solari.
Ecolodge no profit
Esquinas Lodge è il solo ecolodge del paese non a fini di
lucro. Con le entrate si finanziano progetti vari: la scuola, il
dispensario, il centro artigianale, una stazione biologica di ricerca.
Un'ong austriaca, che combatte lo sfruttamento del bosco e la distruzione di
fauna e flora nella zona, ha acquistato 7.000 ettari di foresta
primaria per donarli al Costa Rica, affinché li dichiarasse parco
nazionale.
Alla Cusinga Lodge & Reserve, presso Uvita, l'accento è
invece sull'educazione. La guida, Manuel Mejia, spiega la differenza tra
bosco primario e secondario, poi mostra il trapianto delle specie
endemiche che i proprietari del lodge vogliono diffondere nel paese.
Ogni
anno sono previsti seminari e visite per le scuole dell'area.
Turismo comunitario
"Il cioccolato da noi è una tradizione ancestrale".
Così Petronela ci avvia al corso sulla cultura Bribri, popolo dei
Caraibi pari all'1% della popolazione costaricense.
Per 2 ore la
seguiamo in giardino raccogliendo i baccelli di cacao, poi ci mostra la
fabbricazione artigianale del cioccolato, con tanto di assaggi.
L'esperienza rientra nel "turismo rurale comunitario", che pone il viaggiatore
a contatto con i popoli locali per scoprirne la vita quotidiana,
ascoltare le loro leggende, conoscere i prodotti del territorio e cucinare
piatti tipici.
Circa 60 piccole associazioni praticano questo
turismo facendo visitare le coltivazioni (caffè, cacao, frutti
tropicali) e le bellezze naturali del paese.
Nato per integrare le entrate
legate alle attività tradizionali, il turismo comunitario
dà lavoro soprattutto a donne, piccoli produttori, artigiani, guide
locali e pescatori.
Il ministro del Turismo auspica che il Costa Rica diventi leader
mondiale nel turismo comunitario, per risolvere i problemi economici della
gente e tutelare l'ambiente, come fanno in realtà anche gli
ecolodge.
Ma se il turismo rurale è in mano alle
comunità, che offrono sistemazioni modeste a una clientela dal budget
limitato, gli ecolodge sono invece di proprietari privati, spesso
stranieri.
Gli europei sono i primi clienti del turismo rurale, gli americani
puntano sugli ecolodge.
A far decollare il turismo rurale c'è
voluto l'appoggio del Programma di sviluppo Onu e la creazione di reti
ad hoc.
Oggi, a fronte dell'aumento dell'offerta, anche la domanda
cresce (di oltre il 400% annuo).
E sono coinvolte 1.500 famiglie in
60 comunità.
I clienti occidentali pretendono alta qualità di hotel e
cibo.
"E noi aiutiamo i nostri alberghi a migliorare i servizi", spiega
Leyla Solano, direttrice della rete di cooperative agricole Cooprena.
"Non è facile passare dal lavoro contadino a quello di gestore
di un albergo, ci va una formazione adeguata".
Un marchio di qualità
La certificazione per il turismo sostenibile agli alberghi,
introdotta 8 anni fa, si basa su 4 criteri: l'integrazione dell'hotel
nell'ambiente, gli sforzi per ridurre l'impatto sulla natura, l'informazione ai
clienti, l'impegno per il benessere delle comunità locali.
Gli hotel sono classificati da 0 a 5 foglie
(www.turismo-sostenible.co.cr), a oggi solo due ecolodge hanno il punteggio massimo: Lapa Rios,
nella penisola di Osa, e Finca Rosa Blanca, presso San José.
Usano solo prodotti biodegradabili, come sapone e shampoo, per le piscine
anziché il cloro usano un sistema di ionizzazione, tutelano la
natura e danno fondi per costruire scuole, offrendo formazione e lavoro
ai locali.
Per ora solo 50 hotel hanno la certificazione,
perché l'iter è oneroso (il 3% del volume di affari), ma
l'iniziativa serve a sensibilizzare gli operatori turistici.
Alcuni tour
operator hanno rinunciato a ricorrere a hotel non certificati, come
Horizontes, il primo tour operator d'ecoturismo nel paese.
Volontari per lo sviluppo - Ottobre 2007 Pascal Languillon da San José
CORTOS
63 Anniversario Eccidio del Cavalcavia Casalecchio di Reno
Quest’anno ricorre il 63° Anniversario dell’Eccidio del Cavalcavia:
il 10 ottobre 1944 vennero trucidati da truppe nazifasciste 13
partigiani catturati durante la battaglia di Rasiglio avvenuta due giorni
prima.
Proprio nel cippo di Piazza Matteotti, che ricorda il loro
sacrificio, si è svolta la commemorazione ufficiale alla quale hanno
partecipato Autorità, politiche, civili, religiose e militari,
studenti e rappresentanti dell’ANPI.
Quest’anno hanno preso anche parte alla cerimonia una delegazione costaricense composta dal Dr. Luigi Minelli, Console onorario della Repubblica di Costa Rica a Bologna, l’Associazione d’Amicizia Costa Rica-Italia e i familiari di Carlos Collado Martinez, uno dei caduti nell’Eccidio che, da poco laureatosi all’Università di Bologna come medico, si era arruolato ai gruppi partigiani.
Gli appuntamenti hanno proseguito nei giorni successivi con diverse
attività, tra incontri, spettacoli teatrali, conferenze, filmati
e concerti dove c’è stata molta partecipazione cittadina.
Come parte del programma la delegazione costarricense ha avuto un
incontro all’Università di Bologna con il Magnifico Rettore Dr. Pier
Ugo Calzolari per ricordare la memoria di Carlos e interscambiare saluti
con la famiglia Collado.
Por último nell’Istituto
d’Anatomia del Sant'Orsola di Bologna c’è stata una cerimonia con
deposizione di corona di alloro e gli interventi del Dr.Hernán Collado
M. e del Direttore Dr. Giuseppe Martinelli.
Costa Rica: referendum, via libera a libero scambio con USA
Con il 60% di affluenza alle urne, i costaricensi hanno in un referendum ratificato il Trattato di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, gli altri paesi dell'America Centrale e la Repubblica Dominicana.
Oltre a porre le basi per un'integrazione economica volta a
consentire fra i paesi aderenti la libera circolazione di merci e servizi, il
Trattato disciplina vari ambiti di competenza statale, tra cui la
legislazione sul lavoro, la tutela dell' ambiente e la proprietà
intellettuale.
Tra le disposizioni più rilevanti del TLC spicca
l'ingresso libero da imposte dell'87% dei prodotti 'made in Usa' in
Costa Rica e del 98% dei prodotti costaricensi negli Stati Uniti.
Tenendo in considerazione la forte opposizione politica e le proteste svoltesi durante gli ultimi due anni contro il TLC, il referendum popolare - sottolineano gli analisti - si è svolto in un clima di rispetto e tranquillità.
Stati Uniti & Costa Rica: debito per ambiente
"Alla fine c'è un piccolo spiraglio di luce nella altrimenti
opaca politica ambientale dell'amministrazione Bush.
Questa
settimana il Dipartimento di Stato ha annunciato un accordo con il Costa Rica;
verrebbe ridotto il suo debito estero in cambio dell'impegno
costaricense a proteggere le foreste tropicali".
Così scrive il sito ambientalista Plenty - It's easy being
green.
E' una buona notizia, merce piuttosto rara di questi tempi.
Gli USA ridurranno di 26 milioni di dollari il debito estero di Costa
Rica; in cambio, la banca centrale del paese centroamericano si
impegna a usare questi fondi in progetti di protezione delle foreste
esistenti e di riforestazione.
Secondo il Dipartimento di Stato, questo accordo è il
dodicesimo del genere stipulato dagli USA.
Prima ne hanno beneficiato
altri 8 paesi latino-americani, le Filippine e il Botswana.
L'iniziativa è decisamente positiva, ma è difficile valutarne
l'efficacia; da un lato infatti la riduzione del debito è "spalmata"
su 16 anni, dall'altra non è chiaro il meccanismo di controllo
dei progetti di protezione forestale.
Si spera che le ONG che si
incaricheranno del compito sappiano essere all'altezza.
Costa Rica elegida al Consejo de Seguridad
El pasado 16 de octubre Costa Rica fue elegida como miembro no permanente al Consejo de Seguridad de la ONU en sustitución de Perú, después de que la República Dominicana retirara su candidatura al no alcanzar ninguno de los dos países la mayoría necesaria en las dos primeras votaciones en la Asamblea General.
Tras las dos primeras votaciones y la retirada dominicana, la
Asamblea General procedió a una tercera ronda, en la que Costa Rica
obtuvo 179 votos a favor, con 9 abstenciones.
Con este triunfo, Costa
Rica se incorpora por tercera vez en su historia al órgano
ejecutivo de la ONU, tras su participación en los períodos de
1974-1975 y 1997-1998.
El puesto que ocuparán los
costarricenses lo dejará vacante en enero Perú, que desde 2006 era
uno de los dos con que cuenta Latinoamérica y el Caribe en la
mesa de 15 miembros del Consejo de Seguridad.
La Asamblea General renueva cada año cinco de los diez
puestos no permanentes del Consejo de Seguridad, que se dividen por regiones
geográficas entre Europa Occidental, Europa Oriental, Africa,
Asia y Latinoamérica y el Caribe.
A esos diez miembros se
suman los cinco permanentes, que son Estados Unidos, Rusia, Francia, Gran
Bretaña y China, los únicos con poder de veto.